Perchè avviene la Grande Migrazione?

La terra vibra al fragore di milioni di zoccoli di gnu, zebre e gazzelle mentre le mandrie colmano le vaste pianure per inseguire le piogge:  un annuale epico sforzo per la sopravvivenza conosciuto come la Grande Migrazione.

E’ lo spettacolo naturale più grande sulla terra,  un’esperienza come nessun’altra e che cambia la vita.

Ma perchè avviene la Grande Migrazione?

 

La Grande Migrazione è il movimento in massa di animali più grande del pianeta. Infatti, con più di 1000 animali per km quadrato, le grandi colonne di gnu possono essere viste dallo spazio.

I numeri sono stupefacenti: oltre 1,2 milioni di gnu e circa 300.000 zebre insieme a topi e altre gazzelle in un costante ciclo attraverso l’ecosistema Mara-Serengeti, in cerca di erba nutriente e acqua. Guidati dall’istinto di sopravvivenza, ogni gnu copre dagli 800 ai 1000 km lungo piste di migrazione arcaiche. Predatori affamati come leoni, leopardi, ghepardi, iene, licaoni e coccodrilli, assicurano che solo il più forte sopravviva.

11

SETTEMBRE 2020

Wildlife

Grande Migrazione

Masai Mara

Gnu durante la Grande Migrazione – Masai Mara 2012

Foto by Emanuele Trabucco

MA PERCHE’ AVVIENE TUTTO QUESTO?

Cerchiamo di capirlo insieme…..

“Siamo stati al Masai Mara con Paka Safaris a luglio 2019. Una mandria di gnu ci ha letteralmente circondati. Erano migliaia! E’ stata l’esperienza più bella della nostra vita.” Caterina G. (Milano)

Analizzando l’evento da un punto di vista generico, si tratta di qualcosa di facile comprensione – esistono due importanti gradienti ambientali nell’ecosistema e gli gnu, oltre alle zebre e alcune gazzelle, cercano di massimare il loro accesso a importanti risorse.

Per cui, iniziamo dai due fattori più importanti: precipitazioni e nutrienti del terreno.

Gnu (Chonnochaetes taurinus) – Mara North Conservancy

Foto by Emanuele Trabucco

Iniziando dalle precipitazioni, dobbiamo constatare che la parte nord e ovest dell’ecosistema Mara-Serengeti è interessata da una maggior quantità di piogge, rispetto all’esigua quantità di precipitazioni delle zone a sud e ad est.  Più importante ancora è la differenza stagionale nello schema delle precipitazioni. Ovviamente, la maggior parte delle piogge cade durante la stagione verde e mostra un modello simile in tutto l’ecosistema. La stagione secca è la chiave: l’estremo nord e l’estremo ovest hanno una media di 400mm di pioggia anche durante la stagione secca e, ancora più importante, queste sono precipitazioni alquanto affidabili. Il resto dell’ecosistema è pressoche’ completamente secco, e solo occasionalmente è interessato da piccolissimi acquazzoni, nemmeno tutti gli anni. Inoltre, c’è solamente un fiume permanente in tutto l’ecosistema, il fiume Mara al nord.

Per cui, le precipitazioni durante la stagione secca significano erba da mangiare, e il fiume Mara significa acqua da bere nell’estremo nord, quando invece in tutto il resto dell’ecosistema non ci sono più risorse: un’ovvia ragione per gli animali migratori di raggiungere il confine Kenya / Tanzania durante questo periodo. Tra l’altro gli animali vanno in giro parecchio in questa stagione, seguendo precipitazioni locali e spesso attraversando e riattraversando più volte il fiume Mara durante il loro soggiorno qui. 

Nel momento in cui le precipitazioni diventano più diffuse verso Novembre gli animali si spostano velocemente verso sud,  dirigendosi verso le pianure di erba bassa nella zona di confine tra Serengeti N.P. e Ngorongoro, in Tanzania.

Perchè? Be’, qui entra in gioco il secondo fattore importante, quello dei nutrienti. Questo si capisce meglio guardando alla geologia dell’ecosistema Mara-Serengeti. La zona a nord-est ha 540-1500 milioni di anni, la zona a sud-est in Tanzania è relativamente recente (non più di 65 milioni di anni, la maggior parte di quest’area non supera i 3 milioni), la zona nord-ovest (Masai Mara) ha più di 2500 milioni di anni, tra le più antiche del mondo. L’area che interessa la parte ovest del Serengeti in Tanzania è anche relativamente recente ed è un suolo alluvionale, derivante dalle antiche sponde del Lago Vittoria.

Parlando genericamente, ci sono infatti tree aree geologiche nell’ecosistema Mara-Serengeti. La parte meridionale in Tanzania presenta terreni molto recenti formatisi sui depositi di cenere delle catene montuose crateriche. La parte settentrionale, Masai Mara in Kenya, è caratterizzata da rocce formatesi oltre 2500 milioni di anni fa, mentre la zona occidentale del Serengeti in Tanzania presenta depositi più recenti derivanti dai fiumi e dalle sponde del Lago Vittoria.  Non sorprende che i nutrienti delle rocce antiche siano state slavate da tempo, lasciando il nord in una condizione estremamente povera, mentre le pianure di erba bassa del sud in Tanzania sono molto ricche particolarmente in fosforo e calcio, entrambi nutrienti essenziali per gli gnu in gravidanza e allattamento. I suoli recenti della zona occidentale del Serengeti sono anch’essi ricchi, ma principalmente in azoto, importante, ma non necessario per la gravidanza. Ecco che qui, appena inizia a piovere, vi è un forte impulso ad abbandonare le pianure verdi ma povere del nord e di correre verso le pianure ricche di sostanze del sud. Il loro tempismo di figliare proprio quando si trovano qui nella stagione umida è perfetto. Ma c’è di più: la predazione qui è molto più bassa rispetto al nord, perchè il suolo compatto e le esigue precipitazioni non lasciano crescere gli alberi e i leoni trovano difficile cacciare lontano dai fiumi o dai cespugli. 

Alba sulle piane del Mara – 2019

Foto by Sara Gastaldi

Adesso capite quali sono i fattori importanti per comprendere i movimenti in larga scala della migrazione. Durante la stagione secca, devi essere vicino al fiume Mara, nel lontano nord. Quando le grandi piogge arrivano, vorrai invece correre il più veloce possibile giu’ verso le pianure ricche in nutrienti del sud, dove è saggio figliare. Ma poi, quando le piogge si interrompono, la brutta notizia è che anche se l’erba rimane verde per un po’, le acque stagnanti di Masek e Ndutu sono così ricche di nutrienti che in realtà diventano tossiche. Per cui, anche se il cibo è ancora lì ed è buono da mangiare, devi rimetterti in marcia appena le piogge cessano. Ma invece di tirar dritto verso l’estremo nord, ha più senso che tu ti muova verso ovest prima, dove ci sono ancora pascoli verdi e acqua rimasta nei fiumi Grumeti e Mbalageti. Per cui, a fine maggio la migrazione si sposterà dalle pianure del sud al corridoio occidentale, rimanendoci finchè c’è erba, prima di filtrare di nuovo gradualmente verso nord. La data puo’ cambiare in quanto le precipitazioni sono sempre più influenzate dai cambiamenti climatici.

Mara North Conservancy – 2019

Foto by Sara Gastaldi

Masai Mara veduta dalla mongolfiera – 2019

Foto by Sara Gastaldi

E così avete lo schema generale, una migrazione triangolare in senso orario , che copre dai 500 ai 1000 km di percorrenza, e uno degli spettacoli più affascinanti sulla terra. Ma, come sempre, la visione su larga scala non è tutto. Animali individuali prendono piste decisamente differenti all’interno dell’ecosistema, come mostrano i dati dei collari gps installati su alcuni individui. Perchè lo fanno? Nessuno lo sa. Lavori recenti nel Masai Mara hanno fatto scoperte sensazionali: animali che attuano una migrazione locale dentro e fuori il Masai Mara, mostrando movimenti fuori dalla norma, addirittura unendosi alla migrazione principale nel Serengeti in alcuni anni, ma non in altri. 

Ora che la conosci molto bene, vuoi venire a vedere la Grande Migrazione al Masai Mara di persona? Allora vieni con noi in safari!

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